Armando Diaz, 1° Duca della Vittoria, OSSA, OSML, OMS, OCI

Armando Diaz, 1° Duca della Vittoria, OSSA, OSML, OMS, OCI

5 dicembre 1861, Napoli, Italia - 29 febbraio 1928, Roma, Italia

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Capo militare Era moderna Strategist Italiano

Armando Diaz (1861–1928) fu il generale italiano che trasformò le sorti della nazione nella Prima Guerra Mondiale. Nato a Napoli e formato come ufficiale d'artiglieria, salì attraverso gli incarichi di stato maggiore tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del XX secolo, guadagnandosi la reputazione di metodo, prudenza e cura per le truppe. Nel 1915, quando l'Italia entrò in guerra, Diaz era uno dei pianificatori e comandanti più capaci dell'esercito.

Sullo Isonzo, Diaz comandò divisioni e corpi in operazioni estenuanti che misurarono la disponibilità di uomini e il morale dell'Italia. Nell'ottobre 1917 una sconfitta devastante a Caporetto mise in luce i limiti di una dottrina rigida e di una disciplina severa. Il governo si rivolse a Diaz per sostituire Luigi Cadorna come Capo di Stato Maggiore, affidandogli il compito di stabilizzare un esercito in ritirata e ripristinare la fiducia nazionale.

Diaz accorciò e rafforzò il fronte lungo il fiume Piave e il Monte Grappa, migliorò la logistica e il benessere dei soldati, delegò l'iniziativa ai comandanti subordinati e coordinò strettamente i rinforzi francesi e britannici. Queste riforme portarono frutti nel giugno 1918, quando le forze italiane respinsero l'ultima grande offensiva austro-ungarica sul Piave. Diaz quindi preparò un contrattacco misurato e decisivo.

Nell'ottobre–novembre 1918 lanciò l'offensiva di Vittorio Veneto, spezzando la coesione del nemico e accelerando il collasso dell'Impero asburgico. Il 4 novembre 1918 pubblicò il celebre Bollettino della Vittoria, annunciando il trionfo dell'Italia e la fine delle ostilità sul fronte italiano. Per questo risultato il re Vittorio Emanuele III lo creò Duca della Vittoria.

Dopo la guerra Diaz divenne Ministro della Guerra (1922–1924), sovrintendendo alla smobilitazione e alla riorganizzazione durante la turbolenta transizione dell'Italia, e nel 1924 fu nominato uno dei primi Marescialli d'Italia. Si ritirò per motivi di salute e morì a Roma nel 1928. Il suo lascito professionale — strategia ferma, comando umano e riforma istituzionale — perdura come modello di leadership in tempi di crisi.

Ciò che lascio

  • Ripristino e modernizzazione dell'Esercito Italiano dopo Caporetto.
  • Successo difensivo strategico sul Piave e vittoria decisiva a Vittorio Veneto.
  • L'iconico Bollettino della Vittoria, simbolo del trionfo italiano nella Prima Guerra Mondiale.
  • Uno stile di comando che bilanciava la disciplina con il rispetto per il soldato.