Armando Diaz

Armando Diaz

5 dicembre 1861, Napoli, Italia - 29 febbraio 1928, Roma, Italia
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“Per fermare una rotta ho accorciato il fronte e aumentato la razione di pane.”

Sono nato a Napoli nel 1861 e mi sono formato come ufficiale d'artiglieria. I pezzi d'artiglieria insegnano una lezione semplice: il calcolo conta. Ho trascorso i primi anni di carriera negli stati maggiori, contando ore, carri e proiettili, imparando come i piani incontrano il terreno. Nel 1915, quando l'Italia entrò in guerra, ero ritenuto affidabile nel pensare prima di gridare e nel curare il modo in cui gli ordini raggiungevano la trincea tanto quanto ciò che chiedevano.

Sull'Isonzo comandai divisioni e corpi d'armata su calcare arido. Attaccammo spesso, a caro prezzo, per impadronirci di una cresta che sulla carta sembrava vicina e si rivelava un'intera giornata di salita. L'esperienza mi insegnò i limiti della rigidità. Gli uomini non sono caratteri mobili da disporre per decreto; sono stanchi, freddi, coraggiosi e hanno bisogno di chiarezza, cibo e tempo.

Dopo Caporetto nell'ottobre 1917 fui chiamato a sostituire il generale Cadorna. Accorciai il fronte al fiume Piave e al Monte Grappa, rinforzai ponti e posizioni e organizzai le ferrovie sia in avanti sia a ritroso. Limitai le punizioni collettive, migliorai razioni, congedi e corrispondenza, e concessi ampia autonomia ai comandanti d'armata e di corpo. Lavorai a stretto contatto con i nostri alleati francesi e britannici. Il compito era stabilizzare un esercito in ritirata, non con ordini più alti, ma con linee più solide e rifornimenti più certi.

Nel giugno 1918 respingemmo l'ultima grande offensiva austro-ungarica sul Piave. Poi, quando la coesione del nemico venne meno, colpii a Vittorio Veneto. Il 4 novembre emisi il Bollettino della Vittoria. Dopo la guerra fui Ministro della Guerra, sovrintendendo alla smobilitazione e alla riorganizzazione; nel 1924 fui nominato Maresciallo d'Italia e Duca della Vittoria. Mi ritirai per motivi di salute; ho sempre preferito parole misurate a perdite inutili.

What I Leave Behind

  • Ho accorciato il nostro fronte fino alla linea Piave–Grappa e ricostruito le difese dopo Caporetto.
  • Ho limitato le punizioni collettive e migliorato razioni, congedi e corrispondenza per ripristinare il morale.
  • Ho delegato l'iniziativa ai comandanti sul campo, abbandonando ordini rigidi e centralizzati.
  • Nel giugno 1918 respinsi l'offensiva sul Piave ruotando le divisioni prima che fossero esauste.
  • Ho pianificato Vittorio Veneto e ho emesso il Bollettino della Vittoria il 4 novembre 1918.

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