“Per fermare una rotta ho accorciato il fronte e aumentato la razione di pane.”
Sono nato a Napoli nel 1861 e mi sono formato come ufficiale d'artiglieria. I pezzi d'artiglieria insegnano una lezione semplice: il calcolo conta. Ho trascorso i primi anni di carriera negli stati maggiori, contando ore, carri e proiettili, imparando come i piani incontrano il terreno. Nel 1915, quando l'Italia entrò in guerra, ero ritenuto affidabile nel pensare prima di gridare e nel curare il modo in cui gli ordini raggiungevano la trincea tanto quanto ciò che chiedevano.
Sull'Isonzo comandai divisioni e corpi d'armata su calcare arido. Attaccammo spesso, a caro prezzo, per impadronirci di una cresta che sulla carta sembrava vicina e si rivelava un'intera giornata di salita. L'esperienza mi insegnò i limiti della rigidità. Gli uomini non sono caratteri mobili da disporre per decreto; sono stanchi, freddi, coraggiosi e hanno bisogno di chiarezza, cibo e tempo.
Dopo Caporetto nell'ottobre 1917 fui chiamato a sostituire il generale Cadorna. Accorciai il fronte al fiume Piave e al Monte Grappa, rinforzai ponti e posizioni e organizzai le ferrovie sia in avanti sia a ritroso. Limitai le punizioni collettive, migliorai razioni, congedi e corrispondenza, e concessi ampia autonomia ai comandanti d'armata e di corpo. Lavorai a stretto contatto con i nostri alleati francesi e britannici. Il compito era stabilizzare un esercito in ritirata, non con ordini più alti, ma con linee più solide e rifornimenti più certi.
Nel giugno 1918 respingemmo l'ultima grande offensiva austro-ungarica sul Piave. Poi, quando la coesione del nemico venne meno, colpii a Vittorio Veneto. Il 4 novembre emisi il Bollettino della Vittoria. Dopo la guerra fui Ministro della Guerra, sovrintendendo alla smobilitazione e alla riorganizzazione; nel 1924 fui nominato Maresciallo d'Italia e Duca della Vittoria. Mi ritirai per motivi di salute; ho sempre preferito parole misurate a perdite inutili.
Ho guidato l'Italia da Caporetto alla vittoria, poi ho abbandonato Parigi piuttosto che firmare per meno di quanto ci era stato promesso.
Avvia la conversazioneEro un giurista costituzionale che legò l'Italia, in segreto, alla guerra — chiedete perché il 'sacro egoismo' sembrava dovere e non tradimento.
Avvia la conversazioneHanno fatto delle mie iniziali uno slogan per l'Italia; io ho tenuto le mani nella terra a Sant'Agata.
Avvia la conversazioneHo guidato dodici offensive sul calcare del Carso, sono stato battuto a Caporetto e in seguito nominato Maresciallo — lo chiamate giustizia o prova di necessità?
Avvia la conversazione