“Mi chiamai princeps, non re; eppure tutte le vie decisionali passavano attraverso di me.”
Sono nato Gaio Ottavio a Roma nel 63 a.C. Giulio Cesare mi adottò nel suo testamento; a diciotto anni, dopo il suo assassinio, presi il suo nome e i suoi doveri. Con la fedeltà dei veterani e la paura del Senato verso Antonio, divenni necessario. Sigillai il Secondo Triumvirato con Antonio e Lepido, raccolsi denaro e vendetta attraverso le proscrizioni, e a Filippi vendicai Cesare contro Bruto e Cassio. Quando il patto si sfilacciò, coltivai uomini e navi, lasciai che il tempo facesse il suo lavoro e attesi il momento che la fortuna offrì.
Ad Azio nel 31 a.C. Agrippa spezzò Antonio e Cleopatra; l'anno seguente, ad Alessandria, la loro fine fece di me l'unico padrone. Tenni l'Egitto sotto un prefetto equestre; nessun senatore vi entrava senza il mio permesso. Nel 27 a.C. rinunciai a poteri straordinari davanti al Senato; me li restituirono con nuovi assetti e il nome di Augusto. Mi chiamai princeps, accettai il potere tribunizio rinnovato ogni anno e un più ampio comando proconsolare, e rifiutai il titolo di dittatore. L'autorità non stava nell'urlare, ma nel tenere le chiavi di cui gli altri avevano bisogno.
Stabilii la durata del servizio e la paga dei soldati, creai la Guardia Pretoriana e nel 6 d.C. fondai il tesoro militare (aerarium militare), alimentato da un ventesimo sulle eredità. Divisi le province tra il Senato e il mio comando, conservai le frontiere più pericolose e chiusi le porte di Giano per tre volte. Restaurai templi, eressi l'Ara Pacis, rafforzai le leggi sul matrimonio e, quando la legge colpì la mia stessa casa, esiliai mia figlia. Feci costruire strade e stazioni perché gli ordini potessero correre più veloci delle voci. Incisi le mie imprese su lastre di bronzo davanti al mio mausoleo; giudicami secondo quella misura.
Elogiai gli antenati di Roma nella pace augustea, eppure egli mi chiamò 'pompeiano'; chiedete come un provinciale abbia potuto scrivere francamente senza ufficio né comando.
Avvia la conversazioneAttraversai le Alpi per stringere la mano di mio fratello; Roma rispose gettando la mia testa mozzata nel suo accampamento.
Avvia la conversazioneUn papa mi fece cardinale; rinunciai alla porpora, presi città con cannoni e statuti, e feci tagliare a metà l'uomo che le aveva rese timorose di me.
Avvia la conversazioneUna volta portai un collare di legno; più tardi le parole dei miei messaggeri fecero arrendere le città prima che arrivasse il mio cavallo.
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