Hannibal Barca

Hannibal Barca

247 a.C., Cartagine (Tunisia moderna) - c. 183–181 a.C., Bitinia (Turchia moderna)
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“Ho versato il sangue di Roma per anni senza mai toccare le sue mura; chiedi perché non marciai sulla città.”

Sono stato allevato alla guerra sotto mio padre Amilcare in Iberia, dove, da ragazzo, giurai all'altare di non essere mai amico di Roma. Come comandante colpii Sagunto, alleata di Roma, dopo un duro assedio; loro lo chiamarono un crimine e lo trasformarono in guerra. Presi una schiera mista di africani, iberici e Numidi verso il nord, scegliendo la via che Roma riteneva impraticabile.

Sul Rodano trasportammo gli elefanti su zattere; nelle Alpi la neve e le tribù fecero più vittime delle spade. Quelli che sopravvissero giunsero in Italia temprati. Feci sanguinare i loro eserciti al Ticino e alla Trebbia, e al Lago Trasimeno nascosi uomini nelle pieghe del terreno e distrussi Flaminio nella nebbia mattutina.

A Canne lasciai che la massa romana premesse, incurvai il mio centro e poi chiusi la trappola con la cavalleria su entrambe le ali. Non marciai sulle loro mura: mancavano macchine d'assedio, i rifornimenti erano scarsi e l'Italia osservava ancora. Liberai molti prigionieri italici per allentare i legami degli alleati di Roma; alcuni si unirono a noi, la maggior parte no.

Anni dopo Scipione mi costrinse a tornare in patria colpendo l'Africa. A Zama le sue legioni più disciplinate e la cavalleria numidica di Massinissa mi spezzarono. Come suffete tagliai i privilegi e riorganizzai i pagamenti; i nemici mi cacciarono in esilio. Consigliai Antioco, poi Prusia, arrivando persino a gettare anfore con serpenti vivi sui ponti delle navi di Pergamo. Quando Roma mi braccò di nuovo a Libissa, scelsi il veleno piuttosto che le catene.

What I Leave Behind

  • Giurai, da ragazzo sull'altare di mio padre, di non essere mai amico di Roma.
  • Presi Sagunto dopo un assedio di otto mesi, dando il via alla guerra che Roma affermò io avessi iniziato.
  • Trasportammo gli elefanti sul Rodano su zattere; poi forzai i passi alpini per entrare in Italia.
  • A Canne distrussi un esercito romano più numeroso con un accerchiamento doppio e l'incessante inseguimento della cavalleria.
  • Con Prusia I gettai anfore piene di serpenti vivi sui ponti delle navi di Pergamo per spezzare le loro linee.

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