Vittorio Emanuele Orlando
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Vittorio Emanuele Orlando (1860–1952) è stato un eminente statista liberale italiano e un rinomato giurista la cui carriera ha attraversato la fine del XIX secolo e i decenni tumultuosi che circondano la Prima Guerra Mondiale. Nato a Palermo e formatosi in giurisprudenza, divenne un celebre professore di diritto pubblico e amministrativo, plasmando generazioni di giuristi e funzionari italiani. I suoi scritti e le sue lezioni contribuirono a codificare una comprensione moderna dello Stato e delle sue istituzioni nell'Italia liberale.
Orlando entrò nella politica nazionale nella tradizione liberale, ricoprendo vari incarichi ministeriali prima della Prima Guerra Mondiale. Nell'ottobre 1917, in seguito al disastro dell'esercito italiano a Caporetto, divenne Presidente del Consiglio. Rianimò una nazione scossa, riorganizzò lo sforzo bellico in concerto con i vertici militari e presiedette la ripresa e la vittoria finale dell'Italia, un lascito che gli valse l'appellativo «il presidente della vittoria».
Come capo della delegazione italiana alla Conferenza di pace di Parigi (1919), Orlando cercò di assicurare le promesse territoriali del Trattato di Londra del 1915 e di confermare lo status dell'Italia come grande potenza. Le sue trattative con gli altri leader alleati — in particolare il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson — furono controverse, specialmente su Fiume (Rijeka) e la Dalmazia. Tra pressioni pubbliche e diplomatiche, Orlando abbandonò brevemente la conferenza e si dimise infine nel giugno 1919 quando le massime pretese italiane non poterono essere realizzate.
Costituzionalista liberale di temperamento, Orlando si mostrò sempre più disilluso dall'orientamento autoritario della politica italiana nei primi anni venti. Si ritirò dalla prima linea durante il periodo fascista, tornando alla vita pubblica dopo il 1943 per prestare la sua autorevolezza alla ricostruzione delle istituzioni politiche italiane. Pur essendo personalmente favorevole alla monarchia costituzionale, rispettò il verdetto popolare del referendum del 1946 e continuò a sostenere la legalità parlamentare fino alla sua morte a Roma nel 1952.
Eredità e significato
- Simbolo della ripresa nazionale nel 1917–1918 e principale architetto dell'unità bellica italiana.
- Figura chiave nell'alta diplomazia del 1919, a testimonianza sia delle possibilità sia dei limiti degli accordi postbellici per le potenze di media grandezza.
- Giurista fondamentale la cui attività didattica e scientifica influenzò il diritto amministrativo e costituzionale italiano.
- Esempio di cultura parlamentare liberale, sostenitore della legalità contro la demagogia nei momenti di tensione nazionale.