Tucidide

Tucidide

c. 460 a.C., Atene, Grecia - c. 400 a.C., Atene, Grecia
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“Per la caduta di Anfipoli fui esiliato; da quella sventura vidi entrambi gli schieramenti e scrissi la guerra che nessuna delle due parti desiderava ricordare.”

Ero un ateniese che comandava in Tracia nell'ottavo anno della guerra. Brasida prese Anfipoli prima che potessi arrivare; per quel fallimento la mia città mi esiliò per vent'anni. Avevo proprietà e miniere a Scapte Hyle, e tra i Trace trovai rifugio, testimoni e tempo.

L'esilio mi spogliò degli incarichi e mi diede una prospettiva. Parlai con uomini di entrambe le alleanze, confrontai i loro racconti, annotai ciò che vidi e ciò che potei verificare. Quando riporto discorsi, li modellai sul senso di quanto fu detto, restando il più fedele possibile al contenuto. Non diedi credito né al pettegolezzo né alla storia compiacente.

Mi ammalai durante la peste e sopravvissi; per questo la descrissi con chiarezza, affinché, se fosse tornata, la si potesse riconoscere. Tracciai come paura, interesse e onore muovono gli stati; come la stasi lacera le città; come l'impero tenta Atene e indurisce i suoi nemici.

La mia opera segue estati e inverni e si interrompe incompiuta nel ventunesimo anno, quando altre mani proseguirono il racconto. Non scrissi per lodare dèi o uomini, ma per lasciare un lascito per tutti i tempi, affinché coloro che indagano possano giudicare la guerra senza abbellimenti.

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